Commencement 2009

Commencement è la cerimonia di laurea, quella che avrete visto in qualche film americano, in cui gli studenti indossano la toga ed il tocco.

 All’MIT la cerimonia si tiene una volta l’anno, a giugno, e vi partecipano tutti gli studenti che hanno completato il proprio programma di studi nel corso dell’anno trascorso.

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Purtroppo la cerimonia per me, Alberto, Diego e Paolo sarà nel 2010 ma grazie Elisabetta e Flavia (le due ragazze partite con noi dall’Italia) che hanno consegnato la tesi a maggio, abbiamo avuto i biglietti per assistere all’evento quest’anno.

Killian court, il cortile più celebre dell'MIT

Killian court, il cortile più celebre dell'MIT

Purtroppo non siamo riusciti a vedere per bene la sfilata dei professori vestiti con gli abiti dell’istituto e dei laureandi, perchè c’era troppa gente davanti a noi. Ecco il filmato che siamo riusciti a catturare.

Eccoli già arrivati a destinazione

I professori e i laurendi ai loro posti

I professori e i laurendi ai loro posti

Il discorso di apertura viene in genere tenuto da una o più celebrità (esponenti politici, artisti, imprenditori di successo). La storia del commencement all’MIT annovera Al Gore, Kofi Annan, Bill Clinton ecc., mentre i nostri vicini di Harvard l’anno scorso si sono fregiati niente popò di meno che della presenza della J. K. Rowling!

Quest’anno ci è toccato il governatore del Massachusetts. La mia impressione su Deval Patrick è che sia una specie di Obama meno bello, che del suo collega ha cercato di utilizzare la retorica durante tutto il discorso (infilando qua e là le parole “speranza” e “cambiamento”) e sul quale ha raccontato un po’ di aneddoti buffi in una sorta di captatio benevolentiae iniziale. Poverino, non si è accorto che metà delle persone presenti (inclusi i professori) dopo 5 minuti sono crollate addormentare.

Deval Patrick, Governatore del Massachusetts

Dopo di lui ci sono stati il discorso della preside Susan Hockfield (abbiamo una preside donna!!), del presidente dell’MIT corporation, del rappresentante degli studenti graduate (noi studenti di master e dottorato) e della rappresentante degli studenti undergraduate (quelli della laurea di livello inferiore). 

E poi ci sono le proclamazioni: lo studente viene chiamato per nome e va a ritirare il diploma. Ecco un breve video (gli studenti proclamati sono centinaia)

Ma le vogliamo vedere finalmente le nostre laureate?

Alberto, Elisabetta, Diego, Flavia

Alberto, Elisabetta, Diego, Flavia

 

Davanti all'ingresso principale dell'MIT

Davanti all'ingresso principale dell'MIT

 Voglio esserci anche io l’anno prossimo!!! (Vedremo…)

Nel frattempo vi annuncio che il prossimo post parlerà della festa organizzata dall’MIT in onore dell’Apollo11, la missione che ha portato Neil Armstrong sulla luna.

Published in: on 10 giugno, 2009 at 9:24 pm  Comments (1)  

Ecco perchè non andrò mai in campeggio

Quest’anno la primavera in New England si è dimostrata particolarmente mite e ci ha regalato giornate di sole e clima mite (seppure alternate da gelide giornate piovose) ed oggi era una di queste.

Foto di repertorio: i ciliegi sono già sfioriti Foto di repertorio: i ciliegi sono già sfioriti

I nostri eroi ne hanno approfittato per fare una passeggiata sulla Esplanade, la riva del fiume Charles dal lato di Boston. Da quel lato c’è un parchetto piuttosto curato perciò quando c’è il sole mucchi di studenti dalle università adiacenti si riversano sui suoi prati e le sue panchine a prendere il sole, leggere, giocare a baseball (non si vedono palloni da calcio da queste parti) o correre in bicicletta.

Ci sono persino le gondole all'Esplanade (foto trovata su internet)

Ci sono persino le gondole all'Esplanade (foto trovata su internet)

 Insomma una splendida passeggiata se non fosse che tornati a casa Alberto ha scoperto un simpatico animaletto nascosto nel mio padiglione auricolare (!!!). 

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Carino eh? Sembrava un ragnetto ma non veniva via, abbiamo provato anche a tirare ma niente: rimaneva lì.

Allora siamo corsi al pronto soccorso dell’MIT, dove una dottoressa ha rimosso l’orrido mostro armeggiando per qualche minuto con una pinzetta. Poi, grazie ad un potente strumento di informazione medica (Google!) ha diagnosticato che si trattava di una zecca del legno, innocuo animaletto che probabilmente ho preso durante la passeggiata e che quindi è stato nel mio orecchio per pochissimo tempo. Quindi mi ha disnfettato il morso, un buchino quasi invisibile, e mi ha rimandate a casa senza darmi antibiotici.

Se sedendomi qualche minuto sull’erba ho beccato una zecca cosa potrebbe mai capitarmi dormendo in tenda nel mezzo di un bosco? Per carità, viva la vita metropolitana!

Published in: on 30 maggio, 2009 at 11:26 pm  Comments (2)  

Tanti auguri Maria Giulia!!!

Buon compleanno Mary!!!

Buon compleanno Mary!!!

Un bacione e a presto!

Published in: on 25 maggio, 2009 at 1:46 pm  Comments (4)  

Uova volanti!

Anche il secondo semestre è finito, e con esso gli esami, le ore piccole fatte per finire gli “homework” (i compiti da consegnare), i progetti di gruppo, i progetti individuali e le presentazioni.

Che bel semestre istruttivo e interessante, sì sì bellissimo per carità, ma ora inizia il bello! Finalmente ho del tempo libero per godermi quello che l’MIT ha di più bello da offire: conferenze su qualsiasi argomento, laboratori da esplorare, eventi, feste e amici da tutto il mondo:)

La settimana scorsa abbiamo avuto un’anteprima di quello che ci aspetta quest’estate, partecipando ad un evento tipicamente in stile MIT: L’Egg Drop Competition (gara di lancio delle uova)

Locandina

Locandina

La parte divertente è che le uova sarebbero state lanciate dal Tang, il grattacielo dove vive Diego.
La gara consisteva nel costruire un “qualcosa” che evitasse di romperle (un paracadute, una protezione o delle ali) in due ore, utilizzando dei semplici materiali di bricolage
Materiale da costruzione: legnetti, scotch, colla, elastici, polistirolo ecc.

Materiale da costruzione: legnetti, scotch, colla, elastici, polistirolo ecc.

Il mio team era composto da Ben, ingegnere aerospaziale nonchè coinquilino di Diego con il sogno di fare l’astronauta, Alberto ed io.

Mentre io mi davo da fare per costruire una gabbietta di legno imbottita per contenere l’uovo…

Caro al lavoro

Caro al lavoro

…Alberto progettava un sistema di molle per attutire l’impatto col terreno…

Notate come i due ragazzi in alto guardano ammirati l'opera di Alberto

Notate come i due ragazzi in alto guardano ammirati l'opera di Alberto

…E Ben rifletteva su complesse teorie aerodinamiche che lo avrebbero poi portato a costruire un paracadute.

Ben rilette

Ben in atteggiamento riflessivo

Dopo tanta riflessione Ben ha bisogno di carboidrati

Dopo tanta riflessione Ben ha bisogno di carboidrati

Finalmente dopo due ore di intenso lavoro abbiamo sistemato il nostro uovo nella sua gabbietta molleggiata con paracadute.

L'uovo è pronto al lancio

L'uovo è pronto al lancio

Siamo saliti in cima al tetto e ci siamo preparati al lancio.

Il fiume Charles che ci divide da Boston

Il fiume Charles che ci divide da Boston

L’uovo ha iniziato a cadere dolcemente, supportato dal suo paracadute fatto busta dell’immondizia

Viene giù

Viene giù

Poi d’un tratto il vento ha iniziato a soffiare fortissimo ed il paracadute bene si è gonfiato e ha iniziato a dirigersi verso il fiume, via, sempre più lontano, finchè non è stato più possibile vederlo.
Ad ogni modo, pur non avendo potuto testare la resistenza della gabbietta molleggiata, il paracadute fin troppo ben progettato di Ben ci ha fatto conquistare il premio di “uovo che ha volato più lontano”. Ci piace immaginarlo mentre nuota felice nell’Oceano Atlantico.
Gli altri concorrenti
I vincitori: l'uovo non si è rotto per due lanci consecutivi

I vincitori: l'uovo non si è rotto per due lanci consecutivi

Il secondo premio: ci credereste mai che una scodella e 2 stoppini hanno impedito all'uovo di rompersi?

Il premio "design essenziale": ci credereste mai che una scodella e 2 stoppini hanno impedito all'uovo di rompersi?

Quando quello in primo piano è arrivato a terra l'uovo si è disintegrato. Anche quello sul retro non ce l'ha fatta

Quando quello in primo piano è arrivato a terra l'uovo si è disintegrato. Anche quello sul retro non ce l'ha fatta

Beh, un premio l’abbiamo vinto, niente male no?

Il team (senza uovo)

Il team (senza uovo)

Published in: on 17 maggio, 2009 at 6:30 pm  Comments (4)  

E finalmente… Spring break in Florida (part 2)

Ora che piove, fa freddo e lo studio è tornato a pieno ritmo, non mi dispiace affatto ricordare che sole e che mare mi stavo godendo qualche settimana fa’. Inoltre ho ricevuto varie proteste per l’estenuante attesa, perciò è finalmente il momento di spezzare la suspence.

Dov’ero rimasta?

Quarto giorno

Abbiamo ormai superato la riserva naturale delle Everglades sopravvivendo ai feroci alligatori imbalsamati, oggi si va alle isole Keys.

Mappa delle Isole Keys

Mappa delle Isole Keys

Come vedete nella cartina le isole Keys costituiscono un arcipelago a sud della Florida. Le principali sono collegate da lunghi ponti, perciò la strada per arrivare all’ultima isola, Key West, è caratterizzata da percorsi mozzafiato sospesi sull’oceano alternati a rigogliose isole tropicali.

Le distese azzurre e le verdi terre, le discese ardite e le risalite su nel cielo aperto...

Le distese azzurre e le verdi terre, le discese ardite e le risalite su nel cielo aperto...

L’obiettivo del nostro viaggio è arrivare all’ultima isola collegata, Key West, in tempo per vedere qualche museo ed il tramonto. Purtroppo il percorso è disseminato di tentazioni, e non possiamo fare a meno di fermarci di tanto in tanto.

Vuoi per scrutare il paesaggio

In contemplazione

In contemplazione

Vuoi per osservare i preparativi per un matrimonio all’aperto

Vista sul mare per gli ospiti

Vista sul mare per gli ospiti

Il matrimonio di Paolo e Lucia (ahahahah)
Il matrimonio di Paolo e Lucia (ahahahah)

Vuoi perchè attratti dallo scorcio di una spiaggetta…

Lower Key

Lower Key

…dove però non si riesce a fare un bagno come si deve perchè l’acqua arriva massimo al ginocchio

Il mare a Lower Key

Il mare a Lower Key

Vuoi per uno snack

Anche gli autisti hanno bisogno di mangiare

Anche gli autisti hanno bisogno di mangiare

Al fin giungiamo a Key West, l’ultima isola dell’arcipelago nonchè il luogo degli Stati Uniti più vicino a Cuba.

Qui, fra gli altri, hanno vissuto Ernest Hemingway, che vi ha ambientato – probabilmente – il vecchio e il mare, ed il presidente Harry Truman, che vi ha edificato una piccola “casa bianca” da cui ha governato per alcuni mesi.

Purtroppo non siamo arrivati in tempo per visitare i luoghi di cultura… Ma abbiamo avuto modo di dare una sbirciatina alla casa di Hemingway

La casa di Hemingway

La casa di Hemingway

Esplorare i dintorni della piccola casa bianca di Truman

The Little White House

The Little White House

Gustare l’atmosfera dell’isola, dove dei begli esemplari di galli caraibici passeggiano indistrurbati per le strade

Galletto in un cortile

Galletto in un cortile.

 
Accarezzare i leggendari gatti polidattili eredi di quelli posseduti da Hemingway (a quanto pare hanno 6 dita)
 
Due discendenti dei gatti polidattili di Hemingway

Due discendenti dei gatti polidattili di Hemingway

E fotografarci accanto al “barilotto” che segnala il punto più  vicino a Cuba, sovrapponendoci alla gente in coda (ah ah)
Alberto a due passi (o bracciate) da Cuba

Alberto a due passi (o bracciate) da Cuba

La prossima tappa è Mallory square, una piazzetta da cui si ammira uno splendido tramonto sul mare, un vero e proprio evento su quest’isola, che viene accolto ogni sera dalla folla. Nell’attesa che il sole cali si esibiscono artisti di strada, si ascolta musica, si bevono cocktails alla frutta, e alla fine si fa un bell’applauso (a Chi rende possibile il tramonto ogni giorno, suppongo).Non manca molto, ma un acquazzone decide di coglierci proprio a pochi minuti dall’ora prevista per il calar del sole, facendo fuggire a ripararsi tutti quanti. Ormai non ci speriamo più, siamo un po’ depressi perchè questa è l’unica occasione che avremmo avuto per ammirare questo famoso tramonto, ma ecco che smette di piovere, le nuvole si spostano un po’ e ci offrono uno scorcio della palla infuocata che si tuffa nel mare, forse ancora più bello che se fosse stato sereno.

Tramonto sul Golfo del Messico, visto da Mallory square

Tramonto sul Golfo del Messico, visto da Mallory square

Carolina, Mallory square, il tramonto, uno strano personaggio con gli occhiali sul collo, la Piña Colada (analcolica...)

Carolina, Mallory square, il tramonto, uno strano personaggio con gli occhiali sul collo, la Piña Colada (analcolica...)

Per concludere in bellezza i nostri eroi decidono di assaggiare la specialità dell’isola, la Key Lime Pie (un torta al lime) e di fare una capatina al pub dove Hemingway usava trascorrere le sue serate (ancora lui?!? ma basta!), lo Sloppy Joe’s

Paolo&Alberto davanti al pub

Paolo&Alberto davanti al pub, ad abbeverarsi di... cultura

 Ok, ne avete abbastanza delle isole Keys? Passiamo immediatamente al…

Quinto (e sesto) giorno

Miami prossima tappa!  

Istantanee di Miami (1)

Istantanee di Miami (1)

 
Istantanee di Miami (2)

Istantanee di Miami (2)

 
Il porto di Miami, con le navi da crocera che vanno alle Bahamas e lo skyline sullo sfondo

Il porto di Miami, con le navi da crocera che vanno alle Bahamas e lo skyline sullo

sfondoMa Miami è solo una toccata e fuga… Noi siamo diretti a……… 

Miami Beach!!

Miami Beach!!

Per la precisione South Beach (per gli amici SoBe), dove ci attende un alberghetto che affaccia sulla deliziosa Espanola Way, una stradina in stile Art Déco

Espanola way - L'albergo

Espanola way - L'albergo

Espanola way - uno scorcio

Espanola way - uno scorcio

Espanola way - edifici decorati

Espanola way - edifici decorati

Espanola way - "mi è semblato di vedele una Calo"

Espanola way - "mi è semblato di vedele una Calo"

 Insomma, alquanto compiaciuti della nostra sistemazione ci dirigiamo verso il mare. Peccato siano state due giornate molto ventose (ha anche piovuto un po’), e non si potesse fare il bagno perchè i bagnini fischiavano ogni volta ci si bagnasse poco più su del polpaccio.

 
South Beach - Baywatch

South Beach - Baywatch

 

Fortunatamente a South Beach non ci si annoia mai: c’è il lungomare (Ocean drive) dove si possono osservare persone bizzarre che passeggiano, vips, servizi fotografici e macchine truccate, e dove la sera i locali pululano di gente.
 
Ocean drive - Modelle e fotografi

Ocean drive - Modelle e fotografi

 

Ocean drive - della serie "macchine assurde"

Ocean drive - della serie "macchine assurde"

Ma noi altro che locali! Appena arrivati l’abbiamo vista, Paolo ha riconosciuto il logo della pizzeria presente anche a Frosinone e ha iniziato a rantolare frasi incomprensibili, che abbiamo poi capito essere gridolini di gioia. Lei, la pizzeria napoletana:

Sogno o son desta?

Sogno o son desta?

 Due sere consecutive ci abbiamo trascorso, noi poveri paesans in astinenza!

E con ciò anche il sesto giorno è terminato, si torna tutti malinconicamente a Boston dove i prof. ci aspettano per tartassarci di homework e quiz senza alcuna pietà…

Alla prossima!😉

Published in: on 18 aprile, 2009 at 1:06 am  Comments (2)  

augurinonna

Published in: on 1 aprile, 2009 at 10:03 pm  Comments (1)  

Spring break 2009: Florida!! (part 1)

Per far perdonare il lungo periodo in cui questo blog non è stato aggiornato vi propongo un paio di post pieni di foto con il racconto del mio spring break (vacanze di primavera) in Florida on the road.

Ecco i protagonisti di questa storia:

Lucia, la dolce

Lucia, la dolce

Paolo, il pazzo :)

Paolo, il pazzo:)

...e un misterioso autista

...e un misterioso autista

Primo giorno: 

Sbarcati a Orlando la temperatura è circa 26°C. Dopo aver preso possesso di una ford focus azzurrina nuova di zecca  i nostri eroi, ancora intirizziti dal freddo di Boston ed increduli che esista un posto in cui si possa sopravvivere senza cappotto, si dirigono dritti dritti oltre Tampa, verso il golfo del Messico…

…Arrivando giusto in tempo per vedere il tramonto: 

La quarta protagonista: Caro

La quarta protagonista: Caro, la fotogenica😄

Per rendere il viaggio più avventuroso abbiamo prenotato degli alberghi in posizione strategica in maniera tale da essere liberi di scegliere giorno per giorno cosa fare.

La maggior parte degli hotel assomigliano a quello in cui vive Earl in “My name is Earl”, ad esempio quello della prima notte, a Sarasota:

My name is Al

My name is Al

 
Secondo giorno:
 
Appena svegli corriamo a tuffarci nell’acqua cristallina di Siesta Key
dove finisce il bagnasciuga?

dove finisce il bagnasciuga?

 E poi ci spaparanziamo al sole del tropico sulla sabbia bianchissima e morbidissima, simile a farina (ma con protezione solare 45!!).

dove finisce il bagnasciuga?

questa non sono io e comunque questa foto si autodistruggerà entro 10 secondi

   
Nel pomeriggio ci rivestiamo, ci siamo rimettiamo in macchina, e partiamo alla volta dell’isola di Sanibel.
 
Mentre siamo in macchina viene giù un acquazzone tropicale…
Piove!

Piove

…Ma poco prima di arrivare il cielo si apre…
ma il cielo è sempre più blu

ma il cielo è sempre più blu

…E al momento di passare il ponte che collega l’isola di Sanibel alla terra ferma, è tornato il sereno:
Il ponte per Sanibel

Il ponte per Sanibel

 Nella spiaggia di Captiva, la più bella dell’isola, aspettiamo il tramonto raccogliendo conchiglie (la spiaggia ne è completamente ricoperta) e guardando i pellicani pescare tuffandosi nell’acqua.

Questo pellicano sta per tuffarsi di testa

Questo pellicano sta per tuffarsi di testa

un'opera d'arte

Un'opera d'arte

 Di pesci in acqua non ne abbiamo visti ma a quanto pare nei dintorni ce n’era qualcuno:

Attenti agli squali

Attenti agli squali

Terzo giorno:

Oggi niente mare, si va a caccia di alligatori nella riserva naturale delle Everglades. Percorriamo con la macchina una lunga strada che passa nel mezzo della riserva.

Non è difficile avvistare un alligatore: ogni volta che fermiamo la macchina ne vediamo qualcuno.

un alligator (per gli amici gator)

un alligator (per gli amici gator)

E siccome a quei ragazzacci di Paolo e Alberto tutto ciò non sembra abbastanza avventuroso, si decide di fare un giro in airboat, un’imbarcazione con una grossa elica che ci porta a tutta birra nel cuore della palude in mezzo al fango (che gioia!)

airboat

airboat

capitano ci fa girare fra le mangrovie tutte uguali per un po’, finchè non perdiamo completamente il senso dell’orientamento

mangrovie mangrovie e ancora mangrovie

mangrovie mangrovie e ancora mangrovie

Poi ferma l’imbarcazione per farci vedere l’unico alligatore delle vicinanze.

Ci dice che è uno degli animali più rapidi del mondo ma di non aver paura: non gli piace la carne umana, se mangia un uomo lo fa per sbaglio.

Ok, quindi se veniamo divorati da un alligatore dobbiamo perdonarlo: non l’ha fatto apposta.

Che uomo coraggioso :)

Un ragazzo coraggioso:)

 Fine primo tempo

Published in: on 25 marzo, 2009 at 10:51 pm  Comments (8)  

MIT ‘Cah’ Race 2008

Siccome forse non siete ancora convinti che io qui stia lavorando seriamente ed instancabilmente, bisogna proprio che io vi racconti del 4° corso che ho seguito questo semestre, Processi e sistemi di produzione industriale. Oltre a due esami scritti questo corso prevedeva un progetto di gruppo: l’ideazione e costruzione di una macchinina da corsa (una per ciascun elemento della squadra). Una parte del voto finale di questo corso dipende dalla posizione riportata in classifica durante la gara finale di macchinine, che si è tenuta ieri.

La costruzione della macchinina mi ha tenuta in officina parecchie ore al giorno in questi mesi, e in sostanza mi ha fatto imparare ad usare tutte le macchine industriali che c’erano lì. In particolare nella squadra ero l’addetta alle sospensioni posteriori e alla macchina di taglio ad acqua (ecco a voi waterjet girl!) mentre Alberto si è occupato del telaio. In realtà poi ognuno ha dovuto fare un po’ di tutto, sopratutto gli ultimi giorni quando la gara si avvicinava e non eravamo mai pronti.

Il tornio

Il tornio

Questa sono io al tornio (il lathe) mentre fabbrico l’asse delle ruote posteriori.

Questo invece è Diego alla macchina di taglio ad acqua (waterjet). Non notate nulla di strano?

Waterjet-Diego

Waterjet-Diego

Questa invece è la mia squadra (5 minuti prima della gara):

Yufei, Alberto, Carolina, JP, Wenzuo, Yuming, Jeremy, Emily e Daniel

La squadra G: Yufei, Alberto, Carolina, JP, Wenzuo, Yuming, Jeremy, Emily e Daniel, che squadra ragazzi!

I 4 ragazzi americani erano bravissimi – dei supereroi! quando c’erano loro l’aria della stanza si caricava di energia e tutti i problemi si risolvevano da soli – e l’altra metà della squadra nonostante avesse meno esperienza non si è risparmiata: eravamo sempre tutti lì in officina a tagliare, piegare metalli e disegnare pezzi… 

Ma non volete vedere le macchine? Ecco a voi un esemplare: 

Come forse avrete intuito dalla presenza sospetta di David Hasselhoff nella foto, questa non è proprio  una macchinina delle nostre, ma è KITT, la macchina di Supercar  (il cui nome originale è Knight Rider), la quale non ha nulla da invidiare ai gioiellini della meccanica che vedete nella foto seguente:

Alcune macchinine appena approntate

Alcune macchinine appena approntate

 Ecco qualche video, spero riusciate ad aprirli. Vi anticipo subito che la sfortuna ha voluto che ci si rompesse la retromarcia alla prima gara (per via dei componenti difettosi che ci avevano fornito) e che durante l’ultima gara ci si rompesse anche la marcia in avanti! Nonostante questo siamo arrivati terzi… mica male!

Il rodaggio di una macchinina: ha ancora qualche problema con lo sterzo (che verrà risolto prima della gara) e la batteria si scarica dopo poco tempo. Ma è adorabile!

La nostra prima gara. La retromarcia funziona per una frazione di secondo e poi ci abbandona. Ma osservate come ci mangiamo i dossi e gli ostacoli, molto meglio di qualsiasi altra macchina.

La nostra seconda gara. Grazie a una spintarella del professore (in fondo era colpa sua se non ci funzionava la retromarcia!) vittoria!!!

La finale. Peccato… considerando che i vincitori si sono sfracellati e che la macchina che è arrivata seconda si è “cappottata”… avremmo potuto vincere! Vi prego di notare come la macchinina trasparente che stava vincendo (visto che eravamo tutti bloccati) abbia fatto un pezzo in retromarcia e si sia andata a piazzare dietro la macchinina nera, ahahah.

APPENDICE: se vi sono piaciute le macchinine che si schiantano o si incastrano ecco un altro paio di video

Una parte della prima gara, a cui non partecipiamo: l’agonia della macchinina di Diego e Paolo (quella con la bandierina gialla)

Seconda parte e conclusione della prima gara. In pratica vince chi è arrivato più avanti

Un altro tentativo fallimentare per Diego e Paolo.

Published in: on 14 dicembre, 2008 at 1:31 am  Comments (1)  

Ultimo giorno di lezioni

Mi sono resa conto che leggendo questo blog sembra quasi che io sia sempre in vacanza, a pensare a divertirmi e a non combinare nulla di serio, perciò ho deciso di raccontarvi qualcosa sui miei studi qui in modo che possiate ricredervi e rivalutare la mia immagine di studentessa diligente sempre china sui libri.

Durante il semestre che si è concluso oggi ho seguito 4 corsi, un numero considerato abbastanza alto da queste parti.

Il corso che mi è piaciuto di più è stato “Introduzione ai sistemi di produzione industriale” (questa almeno è la mia traduzione libera), meravigliosamente zeppo di matematica e calcolo delle probabilità. Argomenti trattati: teoria delle code, magazzini, ottimizzazione della linea di produzione e previsione della domanda. Se non siete familiari con questi concetti potete dare un’occhiata all’eloquente figura che l’assistente del professore ci ha mostrato a conclusione del corso:

Il problema della birra

Il problema della birra

Un’altro corso che mi ha tenuta impegnata in questi mesi è stato “Assembly”, che potrei tradurre con l’inglesismo assemblaggio che però non vi farebbe meglio capire che questo corso parla di cose che si montano e che si smontano. Più precisamente grazie a questo corso ho imparato a disegnare i prodotti industriali in maniera tale che sia facile montarli (ehi Simone, non senti odore di robotica?).

Questo corso prevedeva un progetto di gruppo, e il mio “team” (3 singaporiani, 2 italiani, 1 cinese, 1 indiano) si è occupato di fare a pezzetti un ventilatore e studiarlo nei minimi dettagli fino a ricostruire i metodi e i costi che la casa produttrice ha sostenuto per metterlo insieme.  Oggi avrei dovuto fare una presentazione per mostrare alla classe le soluzioni che il  mio gruppo propone per migliorare il prodotto, ma il professore si è ammalato ed è saltato tutto.

Dissezione di un ventilatore

Dissezione di un ventilatore

Il corso di “Management per ingegneri” invece è un interessante concentrato di concetti di base di economia, analisi delle scelte fatte da aziende realmente esistenti, e infine scrittura di un piano aziendale. Il progetto di gruppo che oggi ho presentato – sì avete capito bene, l’ho presentato io in inglese davanti a un centinaio di studenti e a 3 professori… E sono qui a raccontarlo a voi, questo significa che sono sopravvissuta, evviva! – consisteva proprio in un piano aziendale per un’azienda immaginaria, da presentare agli altri studenti (immaginari investitori) convincendoli che avrebbero fatto un’afffare ad investire su di noi. Il mio team (3 singaporiani, 2 cinesi, 2 italiani) ha immaginato di produrre e vendere un kit che permette di stampare su magliette con inchiostro lavabile. Pensate che meraviglia, ogni giorno potrete avere una maglietta diversa stampandoci sopra quello che desiderate! E tutto ciò all’abbordabile costo di 100 dollari (una stampante, una maglietta, una cartuccia di inchiostro lavabile). E se avete qualche dollarone che vi avanza che pensate di investire, date un’occhiata alle stime dei nostri ricavi:
'n sacco de sordi

'n sacco de sordi

 Vi prego di notare il nostro logo in alto a destra: il camaleonte arcobaleno che ho disegnato proprio io (eh, se avessi chiesto aiuto a Carlo forse avrei preso un voto in più!).

 Manca ancora un corso, “Processi e sistemi di produzione industriale”, il corso per il quale abbiamo dovuto costruire delle macchinine da corsa, ma ho tante cose da raccontarvi su questo e sulla gara all’ultimo sangue che si è svolta oggi e si è fatto tardi, perciò vi lascio con un po’ di suspance e vi auguro buona notte, o buon giorno visto che da voi sono le 7 di mattina.

Published in: on 11 dicembre, 2008 at 2:07 am  Lascia un commento  

Il mio primo Thanksgiving

Stamattina io e Alberto ci siamo svegliati di buon’ora per andare a comprare un vassoio di pastarelle a Little Italy. Quindi, carichi di sfogliatelle, babà e bignè per 15 persone (e qui non esistono i mignon), ci siamo diretti al Commuter Rail, la rete di trenini che copre i dintorni di Boston, e siamo scesi alla stazione dopo Concord (che è la città delle piccole donne!!!). Sam, il cugino di Alberto, ci aspettava in macchina per portarci fino alla deliziosa villetta rosa salmone degli zii.

La villetta degli zii

La villetta degli zii

 Qui la padrona di casa ci ha lasciato sbirciare nel forno l’enorme tacchino da 8.5kg (un bestione!!) che rosolava felice nel suo sughetto. Lo teneva sotto controllo misurandone la temperatura con un termometro elettrico e controllando che seguisse una certa curva di valori ingegneristicamente determinata nel corso degli anni. La vasta collezione di libri da cucina su cui mi è caduto subito l’occhio mi ha fatto intuire che la zia di Alberto fosse una cuoca niente male, e di lì a poco ne avrei avuto la prova. Prima di pranzo però, nell’attesa dei parenti che stavano arrivando in macchina dallo stato di New York, siamo andati a fare una passeggiata in un boschetto dei dintorni, portando a spasso Freeway, il cagnolino bianco.

 Quando siamo tornati ad aspettarci non c’erano solo i parenti, ma anche tanto di quel cibo da far girar la testa, nel pieno spirito del Ringraziamento!

Il pranzo del Ringraziamento

Il pranzo del Ringraziamento

Il tacchino (in basso a destra) era già stato affettato e parzialmente depredato, peccato non averlo fotografato in tempo.

I suoi due ripieni, il primo a base di riso selvatico e funghi (a sinistra nella scodella marrone) ed il secondo a base di patate e mele (il più in alto, nella pirofila rettangolare), erano stati preparati e serviti separatamente dal tacchino, in maniera che la cottura di quest’ultimo fosse ottimale. La scodella bianca sulla sinistra conteneva il suo sughetto. Certamente non mancava la mitica salsa di cramberries, i mirtilli rossi, preparata in due varianti: una con i cramberries crudi e tritati insieme all’arancia, l’altra in gelatina (sono le due scodelle bianche a destra nel centro). Si trattava rigorosamente di cramberries locali e non cinesi, come la padrona ha tenuto a sottolineare.

Nella pentola nera seminascosta sul fondo c’era un passato piccante di zucca che è stato servito per primo, mentre il grande contenitore centrale era condiviso da patate novelle la cui buccia si scioglieva in bocca, e da una specie di purè di zucca. Il recipiente in alto a destra era colmo di cavoletti di Bruxelles, mentre in prima fila sulla sinistra vedete la scorza di cocomero caramellata.

Gira un po’ la testa anche a voi?

Allora forse non vorrete rimanere per i dessert.

I dolci
I dolci

I dolci in cima al tavolo dovreste conoscerli già perciò vi descriverò quelli più in basso:

La pecan pie, la più a sinistra, in cui uno strato di crema al burro era ricoperta da uno strato di “pecan”, una varietà di noci che non ho mai visto in Italia. Servita con panna montata era un capolavoro!
In basso a sinistra riconoscerete l’apple pie, fatta con le mele di un vicino orto. Appena più in altro, nel centro, la raisin pie, torta all’uvetta e a destra la pumpkin pie, torta alla zucca completavano in bellezza tutto il menu’ che caratterizza il Thanksgiving, non mancava proprio nulla.
 
Dopo varie ore, perchè il pranzo del Ringraziamento è considerato un incrocio fra un pranzo ed una cena, io e Al siamo tornati a casa rotolando felici.
Non me ne vogliano i lettori di questo blog per averli fatti “rosicare”, in questi mesi l’America mi ha offerto quasi solamente junk food e imitazioni pietose di cibo italiano, oggi mi è sembrato che volesse farsi perdonare (e ci è riuscita). 
Published in: on 28 novembre, 2008 at 1:36 am  Comments (6)  
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